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Orogemma: è davvero ripresa?
Analisi di una Fiera che si presta a molte riflessioni

L'undici settembre iniziava Orogemma 2004, la Fiera dei Preziosi di Vicenza, e stando ai dati ISTAT si apriva all'insegna dell'ottimismo evidenziando una chiara tendenza al recupero per quel che riguardava le vendite all'estero. Sembrava che, dopo un inizio anno di consistenti flessioni, con i dati che nel primo bimestre si aggiravano intorno al -17,6%, rispetto allo stesso periodo del 2003, si fosse evidenziata una costante crescita arrivando ad uno svantaggio tendenziale (per lo stesso periodo dell'anno precedente) del -4,6%. A conclusione della Fiera i dati continuano a parlare di crescita dei buyers e di una forbice sempre più larga che separa le aziende più reattive alle esigenze dei mercati, da quelle che ancora rimangono schiacciate dalla concorrenza straniera. Tutto bene dunque o è solo questione di numeri? E se invece di guardare questi numeri ascoltiamo chi effettivamente lavora nel settore? A sentire la Presidente del Corart, Liliana Veronese, Orogemma è una fiera che, come è già successo per VicenzaOro2, si presta a diverse riflessioni e sarebbe perciò troppo semplicistico parlare di ripresa o di persistente crisi. La situazione è più complessa e articolata e fatta di pareri ed esiti contrastanti. La Presidente sottolinea come risultati positivi ve ne siano stati e vadano a premiare, principalmente, quelle aziende che hanno avuto la capacità e il coraggio di investire su nuovi modelli e nello strumento di marketing della pubblicità. E' però vero che non tutti hanno lavorato allo stesso modo. Sono state, soprattutto, le piccole aziende a soffrire la concorrenza per non essere state in grado di adeguarsi alle nuove sfide, anche perchè non hanno trovato, forse, il necessario sostegno. E' giusto precisare, infatti, che non è solo questione di incapacità di rinnovarsi, ma anche effettive difficoltà organizzative e dei costi, fattori che hanno un'incidenza maggiore quando si tratta di aziende medie piccole. Stefania Viero, responsabile commerciale Corart, ricorda che anche chi dice di aver lavorato abbastanza precisa di averlo fatto comunque con clienti già consolidati. Per alcuni, infatti, il problema sembra essere stato la presenza di pochi acquirenti in fiera che ha comportato risultati non soddisfacenti in termini di ordinativi raccolti. Liliana Veronese a tal riguardo rileva, come, in effetti in passato, vi fosse la necessità di "allungare" le fiere per consentire ai clienti di visitare tutti i fornitori e cercarne di nuovi. "Ora- continua la Presidente- dobbiamo constatare che il tempo di presenza degli operatori si è ridotto ed è molto mirato. Di fatto ci sono stati giorni, durante Orogemma, poco frequentati dai compratori. Allo stesso tempo, però, bisogna sottolineare il ritorno degli operatori esteri, in particolare americani, che hanno confermato la loro presenza alla costante ricerca del prodotto innovativo da vendere attraverso le loro televisioni". Si percepisce, dunque, come la situazione sia un costante alternarsi di segnali positivi e negativi, un momento che, Stefania Viero definisce di transito: "molti mercati si stanno trasformando- dice- e anche le loro richieste sui prodotti di oreficeria si stanno modificando" e la sfida da cogliere consiste in questo. Il messaggio da lanciare è la necessità per le aziende di organizzarsi per cercare nuovi mercati e strumenti diversi per proporre i propri prodotti. "Bisogna capire- sottolinea la Presidente Veronese- che le fiere non bastano e non sono più il luogo dove si fanno nuovi clienti e si raccolgono gli ordinativi. Ora bisogna muoversi e andare alla ricerca di acquirenti all'estero". E alla domanda, come può una piccola azienda con limitate risorse attuare una campagna promozionale così complessa, Veronese risponde: "L'unico modo è unire le proprie forze. Partecipare insieme alle fiere strategiche come Basilea, Las Vegas e OroArezzo, ma anche organizzare viaggi e missioni mirati", così come sta facendo il Consorzio Corart, ad esempio, con la campagna promozionale in Russia. E in questa linea sono anche le iniziative promosse dall'ICE (pensiamo alle ricerche sui nuovi mercati), dalle Camere di Commercio, dalle Regioni (con i Distretti Produttivi) e dalle stesse Fiere di Vicenza, Arezzo e Valenza per tutelare e rilanciare il Made in Italy. Iniziative che risultano valide, però, se questi organismi hanno tra loro il massimo del coordinamento altrimenti si corre il rischio di avere progetti validi, ma poco incisivi a causa del loro essere espressione solo di una parte. A questo proposito Liliana Verones vuole sottolineare il ruolo dell'Ente Fiera di Vicenza che, in questa edizione di Orogemma, grazie al Salone dei Designer, ha fatto comprendere come la Fiera non sia solo esposizione di prodotto, ma anche ricerca sul design quale elemento chiave per vincere la sfida con la concorrenza, offrendo nuovi elementi di marketing come la cretaività e l'innovazione. Insomma riflessioni che già Turcato ribadiva definendo la Fiera: "erogatrice di servizi e importante centro catalizzante" e che la stessa Manuela Dal Lago, Presidente dell'Ente Fiera, riprendeva: "Fiera non solo semplice locatore di spazi espositivi, ma anche, e soprattutto, un supporto reale in termini di sviluppo, idee e progettualità per il Made in Italy orafo". Allora che dire a conclusione, che riflessioni fare con i dati alla mano e dopo aver ascoltato gli operatori del settore? Forse che in questo momento fa bene essere ancora dubbiosi riguardo alla ripresa perchè ciò comporta un continuo lavoro di ricerca della crescita commerciale e di nuove strategie di marketing. Ma allo stesso tempo guardare a quei deboli segnali positivi può dare quell'ottimismo che permette di credere ancora nel lavoro fatto, nella sua qualità. Come conlude Liliana Veronese: " Noi dobbiamo essere presenti per continuare a offrire la nostra creatività e il nostro buon gusto" e forse tutto si riduce a questo, nel voler guardare il "bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto", o nel dover prendere in considerazione i due lati della stessa medaglia.
 
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